martedì 1 luglio 2014


Ciao Titta, questa è una prova per farti vedere il meraviglioso mondo dei nuovi post! 



giovedì 13 marzo 2014


« La tua sessualità è ambigua, si legge nei tuoi quadri », a volte mi è stato detto. Credo che alludessero alle opere in cui il mio viso ha tratti mascolini, o ad alcuni particolari: in un tale quadro, to’, c’è una lumaca, simbolo di ermafroditismo… Ah, sì, e i miei eterni “baffi”! A questo proposito, devo confessarlo: è una storia con Diego. Una volta mi sono azzardata a depilarli, ed è andato su tutte le furie. A Diego piacciono i miei baffi, segno di distinzione, nell’Ottocento, delle donne della borghesia messicana che in tal modo ostentavano le loro origini spagnole (l’indio, si sa, è imberbe). Credo che l’individuo sia molteplice: un uomo porta il segno della femminilità; una donna porta l’elemento uomo; entrambi portano in sé il figlio.


— Frida Kahlo

L'amore di Fedra


FEDRA: Ti amo.

Silenzio

IPPOLITO: Perché?

FEDRA: Sei difficile. Volubile, cinico, amaro, grasso, decadente, sfatto. Stai a letto tutto il giorno e guardi la Tv tutta la notte, barcolli qua e là per la casa con gli occhi assonnati e senza un pensiero per nessuno. Soffri. Ti adoro.

IPPOLITO: Non è sensato.

FEDRA: Nemmeno l’amore.

Ippolito e Fedra si guardano in silenzio.
Lui ritorna alla televisione e alla macchinina.

FEDRA: Hai mai pensato di scopare con me?

IPPOLITO: Io penso di scopare con tutti.

FEDRA: Ti farebbe felice?

IPPOLITO: Non è la parola giusta.

FEDRA: No, ma –
Ti piacerebbe?

IPPOLITO: No. Non mi piace mai.

FEDRA: Allora che lo fai a fare?

IPPOLITO: La vita è troppo lunga.

FEDRA: Io penso che ti piacerebbe. Con me.

IPPOLITO: C’è gente a cui piace, credo. Quella roba lì. Avere una vita.

FEDRA: Anche tu hai una vita.

IPPOLITO: No. Io riempio le giornate. Aspetto.

FEDRA: Cosa?

IPPOLITO: Non lo so. Che succeda qualcosa.

FEDRA: Qualcosa sta succedendo.

IPPOLITO: Non succede mai nulla.

FEDRA: Ora sì.

IPPOLITO: Fino ad oggi no. Riempio le giornate di schifezze. Di robaccia, di schegge, mozziconi, vivacchio, Cristo infame.

FEDRA: Riempile di me.

IPPOLITO: C’è gente così. Gente che non scandisce il tempo, lo vive. Felice. Con il suo amore. Io la odio.

FEDRA: Perché?

IPPOLITO: Fa buio grazie a Dio il giorno è quasi finito.
(Un lungo silenzio)
Se scopiamo non ci parleremo mai più.

FEDRA: Io non sono fatta così.

IPPOLITO: Io sì.

FEDRA: Io no.

IPPOLITO: Vedrai.

Si guardano

Sarah Kane, L'amore di Fedra

La crisi della civiltà


"Nelle fasi primitive della civiltà una gran parte della vita sociale si esprime in forma di giuoco, e cioè in una temporanea limitazione dell’umana condotta secondo norme liberamente riconosciute, in forma conclusiva e conchiusa. Una rappresentazione stilizzata sostituisce di tanto in tanto l’aspirazione all’utile o all’appagamento. Se il giuoco ha carattere sacro, l’attività diventa culto o rito. Anche quando il rito sia cruento o prenda forma di gara, l’azione resta pur sempre un giuoco. Avviene in un punto limitato dello spazio e del tempo: luogo consacrato, barriera di combattimento, piazza della sagra. Entro questi limiti la vita ordinaria è temporaneamente sospesa. La realtà al di fuori del luogo dello spettacolo per il momento è dimenticata, ci si abbandona a un’illusione collettiva, il giudizio libero è messo da parte. Tutti questi segni li ritroviamo per intero anche oggi in ogni giuoco autentico: giuoco di bambini, e gara sportiva, teatro.

Il carattere essenziale, che vale per ogni giuoco – sia esso culto, rappresentazione, gara o sagra – sta in ciò, che a un determinato istante essofinisce. Gli spettatori vanno a casa, gli attori depongono la maschera, la rappresentazione è finita. Ed ecco rivelarsi a questo punto la menzogna del nostro tempo: il giuoco in certi casi non finisce mai, non è dunque un vero giuoco. Ha preso piede. È avvenuta una vasta contaminazione di giuoco e di serietà. Le due sfere si confondono. Negli spettacoli che vogliono passare per seri c’è, nascosto e insidioso, un elemento di giuoco. […]

Tracce di questa contaminazione ne troviamo sempre, per quanto lontano si spinga il nostro sguardo. L’inizio del contrasto giuoco-serietà si perde nelle tenebre della psicologia animale. È però assai dubbio privilegio dell’odierna civiltà occidentale d’avere mescolato a un grado estremo queste due sfere di attività. In infiniti uomini, colti o incolti, l’atteggiamento di giuoco di fronte alla vita, che è proprio del fanciullo, diventa permanente. […]

L’universale indebolimento del giudizio e della critica crea il suolo propizio a questa condizione. La massa si trova a suo perfetto agio in uno stato di semilibera esaltazione, e meraviglia come il formarsi di questo stato d’animo venga provocato e alimentato anche dal prodigioso sviluppo della tecnica.

L’uomo vive letteralmente nel suo mondo di prodigi come un fanciullo, è anzi un fanciullo di una fiaba. Può viaggiare in velivolo, parlare con un altro emisfero, procurarsi delle leccornie mettendo pochi soldi in un automatico, portarsi a casa un pezzo di mondo con la radio. Preme un bottone e la vita gli affluisce incontro. Può tale vita renderlo emancipato? Al contrario. La vita per lui è diventata un giocattolo. C’è da stupire che egli vi si comporti come un bambino?"

JOHAN HUIZINGA, La crisi della civiltà (1937)

venerdì 19 aprile 2013


My nights

My nights are spent
in a bed filled with the ghosts of
everyone I ever wanted
to love -
but never had the courage to hold.
I can feel yourself beneath my covers
but maybe I'm only imagining myself
as someone worthy enough
for your craving
for your doom.

I'm hungry
I’m hungry of pictures to share
Discussions on books to read
Kisses I’ve dreamt to give
Others maps to find on body
As livids – eczema –
Hematomas of joy
And a bit of love.

sabato 30 giugno 2012

SBRAMAMI il mio primo libro


SBRAMAMI è uscito

è con molta gioia che annuncio che Sbramami è finalmente acquistabile! 

Lo trovate sul sito di La Gru Edizioni senza spese di spedizioni aggiunte, quindi se avete possibilità di comprare on line vi invito a farlo direttamente qui: http://www.edizionilagru.com/sbramami.html

Se invece non potete acquistare on line prossimamente darò indicazioni sulle librerie in cui sarà reperibile (oppure con un po' di buona volontà si può provare a ordinare al proprio libraio di fiducia).

Buona lettura!
Musidora


trovate info la pagina facebook: http://www.facebook.com/Sbramami 


La copertina invece è dell'artista spagnolo Conrad Roset, che gentilmente mi ha concesso i diritti, fa parte della sua serie di Muse: http://www.conradroset.com/musas/

giovedì 24 maggio 2012

Maledimiele




Maledimiele

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Luna di Miele

“Luna di miele” si definisce in gergo medico la fase iniziale dell’anoressia, che si presenta come una piacevole compagna capace di garantire il controllo da sempre agognato.

Maledimiele

Maledimiele esprime con la vicenda di Sara il mellifluo insidiarsi dell’anoressia, qualcosa di dolce eppure efferato, anche se la pellicola preferisce non mostrare direttamente scene di sofferenza e deperimento fisico concentrandosi piuttosto sulla dimensione psicologica data dal silenzio e dagli sguardi. 
In primo luogo quello penetrante di Sara, quindici anni, appartenente a una buona famiglia di Milano che il regista vuole farci osservare con sguardo distaccato, come da dietro un vetro. Una barriera invisibile che si avverte racchiudere e isolare i vari componenti, tra i quali non c’è mai un vero e proprio dialogo, la narrazione procede a spezzoni nel raccontare il disagio dell’anoressia-bulimia. Sintomi opposti eppure complementari, facce diverse di una medaglia che l’adolescenza si porta ingloriosamente appresso.

Il film si apre in medias res, nel corso di un pasto in famiglia durante cui si avverte il fastidio del rumore di sottofondo delle posate, una distorsione senza dubbio amplificata dal punto di vista di Sara che subito dopo si vede coinvolta in quello che è il circolo vizioso dell’abbuffata-vomito: latte e biscotti ingurgitati in pochi istanti e subito rimessi. Una volta ricomprati ne basta uno solo per perdere di nuovo il controllo. Controllo che si esercita all’oscuro dei genitori buttando il cibo, o dandolo al cane, facendo eccessivo esercizio fisico e monitorando costantemente il peso e le dimensioni del corpo. Significative le sequenze in cui Sara traccia con un pennarello nero i contorni del proprio corpo su un lenzuolo, o che recita come un mantra i comandamenti ‘pro-ana’, trucchi per dimagrire che si scambiano le ragazze sui loro blog, esaltando la magrezza come ideale di perfezione. 

38 peso perfetto

“38 peso perfetto” scrive anche Sara, protagonista del film scelta dopo una lunga selezione da parte del regista Marco Pozzi, che afferma di essere stato più volte vicino a una possibile candidata, ma di voler essere sicuro che la ragazza scelta fosse in grado di affrontare con maturità sufficiente la prova attoriale richiesta. L’attrice, Benedetta Gargari, senza dubbio si dimostra all’altezza del ruolo; ma il rischio è che lo spettatore affascinato dai suoi lineamenti non colga il profondo dolore della malattia, affrontato con molta delicatezza nella pellicola, una scelta che parla a partire dal titolo e di cui il registra mostra coerenza nel perseguire. Per questo motivo il film richiede uno spettatore il cui sguardo sia attivo rispetto alla vicenda proposta, che non manca di suggestioni a partire dai colori e dalla colonna sonora. A volte invece le sequenze appaiono rallentate da un simbolismo astratto che toglie spontaneità alla narrazione.


"Andata tutti affanculo"



La scena a mio avviso più significativa si trova quando Sara guardando in camera afferma: “Andate tutti affanculo”, è qui che emerge con potenza tutta la rabbia e il dolore che l’anoressia porta con sé, una rabbia altrimenti sottaciuta e nascosta dietro una maschera di apparente disinteresse nei confronti del mondo. È proprio invece perché il mondo interessa troppo che la paura di non esserne all’altezza spinge a concentrarsi sul proprio io corporeo. Non basta mettere in atto certi rituali ossessivi perché il disagio prenda forma, è una rottura radicale degli affetti quella che si verifica e rivela.

Anoressia e Apocalisse

L’anoressia come rivelazione e dunque come apocalisse del significato. L’apocalisse è espressione di un genere letterario apocalittico così come i disturbi alimentari sono espressione dello spirito dei tempi in cui viviamo. 
Caratteristiche del genere letterario apocalittico sono le visioni, le immagini e i simboli. Anche l’anoressia si compone di visioni, immagini e simboli, questi sono diversi come diverse sono le persone che si ammalano, fanno parte di un universo privato di cui è difficile renderne conto senza scadere nel cliché del patetico o grottesco. Marco Pozzi sembra esserne cosciente e di fatti inventa soluzioni originali, come un alambicco di vetro da cui si cerca di estrarre una x rossa, forse un ipotetico nucleo di verità, che tuttavia ricade sempre sul fondo. Altre volte prende in prestito dai racconti in prima persona che le ragazze con questi problemi espongono sui loro blog, spesso correlati d’immagini ‘thinspiration’ che vanno a comporre un immaginario distopico e crudele, innanzitutto per sé stesse. Se la censura si dimostra inutile se non dannosa, l’arte, in questo caso cinematografica, può rappresentare un’occasione preziosa per uscire dal tabù e dalle banalizzazioni mediatiche di cui anoressia e bulimia sono spesso oggetto.

Per concludere

Per concludere Maledimiele è una produzione indipendente e coraggiosa, che merita di essere conosciuta e discussa non solo nei cineforum; certo è che il gusto agro-dolce che lascia poteva essere temperato meglio con un cucchiaino di miele in meno...

Marco Pozzi presenta Maledimiele

martedì 31 gennaio 2012

L'Ombelico di Alvise


20 febbraio ore 21.30
Arci Cicco Simonetta, Milano

L’OMBELICO DI ALVISE
di Claudia Porta
regia Luca Ligato
con Alessia Bedini e Stefano Pirovano

Alvise e Gala, tutti i loro amici sono concordi nel dire che non può’ esistere l’uno senza l’altro. Due mondi imprescindibili eppure tanto diversi. Il primo, dolce, sensibile eppure tanto timido, la seconda, sola, disperata con un’incredibile voglia di sentirsi desiderata.
Se si pronuncia il loro nome tutto insieme, AlviseeGala, in un unico fiato, è come una formula magica pronta a donare alle loro vita un senso assoluto e indescrivibile, una chiave per universi sconosciuti, come quello che si nasconde dentro l’ombelico di Alvise.

L’ombelico di Alvise, la storia di un amore e del suo ombelico, pronto ad accogliere tutto quello che di meraviglioso c’è nella vita. Una piece, soave e malinconica di due individui in cerca del loro posto nel mondo che non può essere che dentro l’altro.


mercoledì 4 gennaio 2012

Vorrei tanto aver avuto come insegnante Deleuze

Che vuol dire amare qualcuno? Coglierlo in una massa, estrarlo dal gruppo, anche ristretto, a cui partecipa, non fosse che per il tramite della sua famiglia o di qualche altro elemento. E poi cercare le sue mute, le molteplicità che racchiude in se stesso, che sono forse di tutt’altra natura. Congiungerle alle mie, farle penetrare nelle mie e penetrare nelle sue. Nozze celesti, molteplicità di molteplicità. Non esiste amore che non sia esercizio di spersonalizzazione su un Corpo senza Organi da formare. Al punto più alto di questa spersonalizzazione qualcuno può essere nominato, può ricevere il suo cognome o nome e acquistare la più intensa dicernibilità nell’apprensione dei molteplici che gli appartengono e ai quali egli appartiene.
Gilles Deleuze - Félix Guattari, Mille piani p. 83


Questo è amore.